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La biografia di Markolino Dimond

Markolino Dimond

Di Alejandro Marquis

Traduzione di Max Chevere e Cafè Caribe


Mark Alexander Dimond, Markolino come era soprannominato dai suoi colleghi dell’epoca, nacque nel 1950. Era nord americano e viveva nel Lower East Side nel Sud Est della Grande Mela con sua madre e sua sorella maggiore.
Sua madre era un’operatrice sociale del dipartimento del Welfare della città di New York, mentre sua sorella studiava all’Università. Markolino parlava sempre di suo padre. Diceva che era un nero cubano che di cognome faceva Dimond, però nessuno dei suoi amici dell’epoca lo conobbe.Mark studiò un po’ di musica da bambino, anche se era principalmente un autodidatta. Era in grado di leggere la musica e scrivere partiture. Gli bastava ascoltare una canzone o suonarla una volta, per impararla per sempre. Purtroppo fin da adolescente iniziò a far uso di droghe, principalmente eroina. Con le droghe Markolino non riusciva a controllarsi. Questo è ciò che racconta Andy Harlow, uno dei suoi amici sin da quando iniziarono a suonare insieme nel Sexteto di Andy Harlow nel 1966, grazie all’interessamento di un vicino e amico di Markolino, Ismael Miranda.Racconta Andy Harlow che stava accompagnando suo fratello Larry in un club a Brooklyn chiamato “3 en 1” dove stava suonando, quando uscì dal locale per prendere un po’ d’aria e vide un ragazzo piccolo che gli si avvicina dicendogli: “ho sentito che state formando una banda…io sono cantante, suono le percussioni, le maracas e inoltre scrivo canzoni. Ed ho un amico nel Lower East Side che suona il piano”.
Questo ragazzo adolescente era Ismael Miranda e il suo amico pianista, Mark Dimond. Ismael aveva 17 anni, Mark 16 e Andy Harlow una ventina.
Ismael aiutò Harlow a completare la banda e riuscì anche a far si che suonassero il loro primo “Gig” (esecuzione) presso il JJ Club fra la calle 80 e Broadway.
Così Markolino iniziò a sviluppare il suo talento professionalmente. Un po’ di tempo dopo, Ismael andrà con l’orchestra del timbalero Joey Pastrana dove otterrà il suo primo grande successo “ Rumbón Melón”. Dimond divenne quindi il pianista dell’orchestra di Willie Colón.

Nel 1968 durante la sua prima registrazione importante, “The Hustler”, con l’orchestra di Colón, Markolino era già un pianista geniale e lo mise in evidenza con la canzone che da il nome al disco (dove si vanta dell’indipendenza delle sue mani) e nel “Guajiron”, una guajira dove Markolino da vita ad un montuno in contrapposizione con il basso e inoltre fa un assolo che è ancora oggi un classico fra i pianisti di salsa.
Ma oltre ad essere un grande pianista era anche molto sregolato. E con tutto il fardello che questo implica, si portava dietro l’irresponsabilità, l’impuntualità e problemi nel maneggiare i soldi.

Per il secondo disco di Colón, “Guisando / Doin’ a job” del 1969, Markolino compone una canzone aspra e oscura per le sue sonorità, però paradossalmente piena di ingenuità. La canzone è “Te están Buscando”:

TE ESTAN BUSCANDO YA – TI STANNO CERCANDO
LA POLICIA – LA POLIZIA
TE LO DIJE MARKOLINO – TE L’AVEVO DETTO MARKOLINO
QUE TUVIERAS MAS CUIDAO – CHE DOVEVI STARE PIU’ ATTENTO
LA JARA TE ANDA BUSCANDO – LA JARA TI STA CERCANDO
TU ESTAS GUISAO – TU SEI GUISAO
SIEMPRE CON EL MISMO CUENTO – SEMPRE CON LO STESSO RACCONTO
NUNCA QUIERES TRABAJAR – NON VUOI MAI LAVORARE
TE LO DIJE FUMANCHU’ – TE L’AVEVA DETTO FUMANCHU’
ESCONDE EL PAPEL DE BAMBU’ – NASCONDI IL FOGLIO DI BAMBU’

Secondo quanto dice la sua canzone, la polizia (la Jara) sta cercando Markolino. Inoltre è un Fumanchù, un grande fumatore. Alla fine del verso menziona il foglio di bambù, detto anche “cartina di bambù” comunemente usato per realizzare sigarette di tabacco e Marijuana.

A quell’epoca l’orchestra di Willie Colón inizia ad essere amministrata dal famoso imprenditore musicale e manager di molte orchestre di salsa, Richie Bonilla. E’ con il disco “Cosa Nuestra” del 1971 che ci furono alcuni cambi tra i musicisti. Il professore Joe Torres è il nuovo pianista, Louie Romero ai timbales e José Mangual Jr al bongó. Bonilla durante un’intervista ad una rivista disse che aveva conosciuto l’orchestra di Willie Colón grazie a Héctor Lavoe e che gli piaceva molto, anche se era piena di drogati. “Il grande pianista Mark Dimond era un drogato” disse Bonilla.

Markolino inizia quindi un progetto indipendente e nello stesso anno, il 1971, registra un disco con il suo gruppo chiamato Conjunto Sabor. Questa produzione segna il debutto di un giovane cantante nato a Ponce (Portorico) chiamato Angel Canales. Il disco “Brujería” contiene otto canzoni composte e arrangiate da Dimond e senza dubbio è il miglior disco di salsa dura di tutti i tempi.
Purtroppo la “dipendenza” di Markolino spinge i suoi nuovi musicisti a fare a meno del suo talento. Il Conjunto continua a suonare con un nuovo leader, Angel Canales.

Markolino Dimond – Brujeria

Per motivi discografici questo disco viene ristampato anni dopo, quando Canales cominciava ad essere famoso nell’ambiente salsero per il suo modo particolare di cantare, così decisero di cambiare la copertina del disco di Markolino in “Angel Canales / Mas Sabor”, dimenticandosi completamente di fargli avere i diritti sulle vendite.

ANGEL LUIS CANALES. “El Cantante y la Orquesta”

Nel 1972 Markolino lavora in modo itinerante con l’Orquesta Dicupé in seguito all’uscita di scena del pianista Luis Esquilín, così come ci viene raccontato dal bongocero della menzionata orchestra, Mario Librán: “ Markolino suonò molto con noi, però era un problema perchè arrivava sempre in ritardo. In questa epoca suonarono in molti, però Markolino fu quello che si fermò per più tempo”. Dimond non riuscì a partecipare al secondo disco de la Dicupé nel 1974.

Nel 1974 Markolino è invitato a suonare il piano nel primo disco come solista di Héctor Lavoe, “La Voz”, che uscirà nel 1975. Il disco inizia con “El Todopoderoso”, un tema pieno di vitalità dove Dimond sembra voler dedicare il suo talento ad alti livelli. In questo disco registra il suo assolo più famoso fra i collezionisti di dischi, “Rompe Saraguey”. Sempre nel 1974 partecipa al primo disco come solista di Ismael Quintana, registrando un paio di canzoni fra le quali si evidenziano “Mi Debilidad”, dove Dimond registra un assolo imponente che, una volta di più, descrive il suo modo davvero unico di suonare il piano. Queste registrazioni con artisti della Fania, ci fanno pensare che questa è l’epoca nella quale Jerry Masucci e Johnny Pacheco utilizzavano Markolino nella Fania All Stars nelle occasioni in cui Larry Harlow non era disponibile, almeno fino all’ingresso del Maestro Papo Lucca come pianista ufficiale dell’orchestra.

Il 1975 rappresenta indubbiamente l’anno più importante nella vita musicale di Dimond. Durante quest’anno infatti completa il progetto più prestigioso della sua carriera. Innanzitutto perchè viene presentato l’ultimo disco di salsa con un’orchestra radunata apposta per lui. Poi per la chimica e esplosiva combinazione dei musicisti invitati: tutti latini nella sezione ritmica e tutti nord americani (ad eccezione di Reinaldo Jorge) ai fiati. Il risultato: una gioia musicale che rappresenta la massima espressione del concetto musicale di salsa. Latini e nord americani uniti nell’apportare ritmi e armonie per produrre un espressione unica e irripetibile. Da questo disco la canzone “Por Qué Adoré”, composta da Tite Curet, è diventata un oggetto di culto da parte dei melomani.

Markolino Dimond – Por Qué Adoré – Piano – AleMarquis

Paradossalmente nello stesso anno Dimond intraprende un progetto personale di Rock e R&B chiamato “The Alexander Review” dove suona le tastiere e canta. In questo progetto partecipano musicisti del calibro di Eddie “Guagua” Rivera, Ray Maldonado, Tom Malone e Barry Rogers, solo per nominarne alcuni. Questo disco non sarà molto apprezzato. Si dice che le critiche negative colpirono molto Markolino e contribuirono definitivamente al suo distacco dagli studi di registrazione.

Nel 1976 riappare brevemente negli studi solo per partecipare a progetti di due suoi amici. In “Latin Fever” di Andy Harlow arrangia e suona il piano in “Las Mujeres”. Ancora una volta il suo brano impressiona con un assolo in quello che è il miglior brano del disco. In “Los Salseros de Acero” di Frankie Dante e la Flamboyán, Dimond compie una scadente partecipazione suonando sintetizzatori, molto lontano da quelli che erano stati i suoi lavori precendenti.

A cominciare da quell’anno Markolino scompare dall’ambiente musicale per nove lunghi anni nei quali si allontana dagli studi di registrazione e dalla musica.
Nessuno fra i suoi colleghi e i suoi amici conosce le motivazioni di questo stop.

Nel 1985 si presenta senza preavviso e con un pessimo aspetto nella casa di Andy Harlow a Miami, il quale si era trasferito in quella città nel 1977.
Andy stava lavorando ad un progetto chiamato “Miami Sessions” insieme a suo fratello Larry. Markolino gli racconta che stava male, che viveva con una donna in un motel e che aveva bisogno di soldi. Andy Harlow gli da degli spartiti, gli presta un piccolo piano elettrico e gli chiede di arrangiargli il disco. Dimond ritorna con gli arrangiamenti, suona tutte le canzoni della registrazione ad eccezione di “Philadelphia Mambo” registrata da Larry Harlow, riceve i soldi e sparisce per sempre. Tre canzoni di questo disco rappresentano gli ultimi assoli di Markolino Dimond: “Decide tu”, “Nadie da Nada” e “Mortifica”. La luce del suo talento brilla, però la sua anima non è più lì. In alcune frasi si ascoltano citazioni di assoli fatti precedentemente, quasi come se sentisse che la sua fine era vicina.

Andy Harlow non seppe più nulla di lui, fino a quando, all’incirca un anno dopo, ricevette una telefonata dalla madre di Dimond che viveva ad Augusta in Georgia. Markolino era morto nell’area di San Francisco / Oakland, dove finalmente aveva rivisto suo padre cubano. Lì aveva trovato lavoro in un centro commerciale come venditore di pianoforti. Era riuscito a mettere un po’ di ordine nella sua vita, quando un giorno morì nel negozio a causa di una sifilide cerebrale che non gli era stata diagnosticata e che sicuramente era stata contratta già molto tempo prima.

Per Andy Harlow molte persone cercarono di aiutare Markolino nella sua vita: sua madre, i suoi amici, incluso anche Jerry Masucci. Però il destino di Dimond era già scritto. Mark Alexander Dimond morì prematuramente a 36 anni, come conseguenza della sua dipendenza dall’eroina, lontano dalla musica, con un talento che aveva sempre impressionato i suoi colleghi e con tantissimo ancora da dare. La sua musica vivrà per sempre.

(*) Secondo quanto riferito da Andy Harlow Markolino si presentò a casa sua a Miami nel 1985 quando lui stava preparando il disco “Miami Sessions”. Ci può essere qualche confusione con gli anni, perchè il disco vede la data del 1988. E’ probabile che sia stato registrato nel 1985 e pubblicato tre anni dopo.

Español

Mark Alexander Dimond, Markolino como lo bautizaron sus colegas de la época, nació en 1950. Era Norteamericano y vivía en el Lower East Side al Sur Este de la Gran Manzana con su madre y su hermana mayor.
Su Madre era trabajadora Social del New York City Welfare Department, y su hermana Estudiante Universitaria. Markolino siempre hablaba de su Padre. Decía que era un negro Cubano de apellido Dimond, pero ninguno de sus compañeros y amigos de la época lo conoció.

Mark estudió algo de Música siendo un niño, pero principalmente era Autodidacta. Podía leer música y escribir partituras. Sólo le tomaba escuchar un tema, o tocar el papel una vez y se lo aprendía para siempre. Pero desde adolescente le gustaban las drogas, principalmente la Heroína. Cuando se trataba de drogas, Markolino no podía controlarse. Esto cuenta Andy Harlow, uno de sus amigos desde que comenzaron a tocar juntos en el Sexteto de este en 1966, gracias a la gestión de un vecino y amigo de Markolino, Ismael Miranda.

Cuenta Andy Harlow que el estaba acompañando a su hermano Larry en un Club en Brooklyn donde este estaba tocando llamado el “3 en 1”, y salió del local para tomar un poco de aire cuando se le acerca este Chico pequeño, quien se presenta y le dice: “Escuché que está formando una banda…Yo soy cantante, toco las Tumbadoras, las Maracas y además escribo canciones…Y tengo un amigo en mi cuadra en el Lower East Side que toca el Piano” Este chico adolescente era Ismael Miranda y su amigo Pianista de la cuadra, Mark Dimond. Ismael tenía 17 años, Mark 16 y Andy Harlow unos 20. Ismael ayudó a Harlow a terminar de conformar la banda e incluso consiguió que tocaran su primer “Gig” en el JJ Club en la calle 80 con Broadway. Así comienza Markolino a desarrollar su talento profesionalmente. Algún tiempo después, Ismael se va con la Orquesta del Timbalero Joey Pastrana y consigue su primer gran éxito “Rumbón Melón”. Dimond pasa a ser el Pianista de la Orquesta de Willie Colón.

Para la época de su primera grabación importante, el disco “The Hustler” con la Orquesta de Colón en 1968, ya Markolino era un Pianista genial, y lo deja evidenciado en el tema que le da el nombre al disco (donde hace alarde de la independencia de sus manos) y en “Guajirón”, una guajira donde Markolno construye un montuno a contracorriente con el Bajo y además hace un solo, aún hoy clásico entre los Pianistas de Salsa. Pero además de ser un gran pianista, también es un adicto. Y toda la carga que eso implica viajaba con él: Irresponsabilidad,, Impuntualidad y problemas con el manejo del Dinero, entre otros.

Para el segundo disco de Colón, “Guisando / Doin’ a Job” de 1969, Markolino compone un tema agrio y oscuro por su sonoridad, pero paradójicamente lleno de ingenuidad. El tema “Te están Buscando”:

TE ESTAN BUSCANDO YA
LA POLICIA
TE LO DIJE MARKOLINO
QUE TUVIERAS MAS CUIDAO
LA JARA TE ANDA BUSCANDO
TU ESTAS GUISAO
SIEMPRE CON EL MISMO CUENTO
NUNCA QUIERES TRABAJAR
TE LO DIJE FUMANCHU’
ESCONDE EL PAPEL DE BAMBU’

Según su propia canción, a Markolino lo anda buscando la Policía (La Jara). Además es un Fumanchú, un fumón. Al final el verso menciona el papel de Bambú, o el “Bambu Rolling Paper” comunmente utilizado para envolver cigarrillos de Tabaco y Marihuana.

En esta época, la Orquesta de Willie Colón comienza a ser manejada por el conocido empresario musical y Manager de muchas orquestas de Salsa, Richie Bonilla. Para el siguiente disco, “Cosa Nuestra” de 1971, se producen cambios en la Orquesta. El Professor Joe Torres es el nuevo Pianista, Louie Romero se hace cargo del Timbal y José Mangual Jr del Bongó. Bonilla comentó en una entrevista a una revista que la primera vez que escuchó la Orquesta de Colón a petición de Héctor Lavoe, esta le gustó mucho, pero que estaba llena de drogadictos. “El gran Pianista Mark Dimond era un drogadicto” dijo Bonilla.

Markolino emprende entonces un proyecto propio, y ese mismo año 1971, graba un disco con su grupo, llamado Conjunto Sabor. Esta producción marcó el debut de un joven cantante nacido en Ponce llamado Angel Canales. El disco “Brujería” contiene ocho temas compuestos y arreglados por Dimond, y sin duda es de lo mejor de la Salsa dura de todos los tiempos. Pero la adicción de Markolino se interpone de nuevo y hace que sus propios compañeros decidan prescindir de su talento. El Conjunto continúa ahora bajo el liderazgo de Canales.

Por esas cosas de la industria, este disco es reeditado años después, cuando Canales ya gozaba de prestigio en el ambiente salsero por su particular estilo de cantar, y le cambian la carátula a “Angel Canales / Mas Sabor”, obviando por completo a Dimond de los créditos.

En el año 1972, Markolino trabaja de manera itinerante con la Orquesta Dicupé, tras la salida de su Pianista Luis Esquilín, tal como lo contó el bongocero de la mencionada orquesta, Mario Librán: “Markolino tocó mucho con nosotros pero era un problema porque siempre llegaba tarde. En esa época tocaron muchos, pero Markolino fue el que más tiempo se quedó”. Dimond no llega a participar en el segundo disco de la Dicupé de 1974.

Ese año ’74, Markolino es invitado para grabar el Piano en el primer disco como solista de Héctor Lavoe, “La Voz”, el cual vería la luz en 1975. El disco abre con “El Todopoderoso”, un tema lleno de vitalidad donde Dimond parece agradecer su talento a las alturas. Además en ese disco graba su solo mas popular entre los melómanos, el de “Rompe Saraguey”. También en 1974 participa en el primer disco como solista de Ismael Quintana, grabando un par de temas de los cuales se destaca “Mi Debilidad”, donde Dimond graba un solo imponente que, una vez más, describía su personal estilo de tocar el Piano. Este par de grabaciones con artistas de Fania nos hace pensar que esta es la época en la que Jerry Massucci y Johnny Pacheco alineaban a Markolino en la Fania All Stars, en algunas ocasiones en que Larry Harlow no estaba disponible, antes de la entrada del Maestro Papo Lucca como Pianista regular de la Orquesta.

El año 1975, sin duda, representó la cúspide en la carrera de Dimond. Ese año completa el proyecto más importante de su carrera. Primero porque sería el último disco de Salsa que grabaría con una Orquesta reunida y liderada por él. Segundo, por la química y explosiva combinación de músicos convocados: Todos latinos en la sección rítmica y todos Norteamericanos (a excepción de Reinaldo Jorge) en los metales. El resultado: una joya musical que está en el cénit de lo que es la Salsa como concepto musical: Latinos y Norteamericanos aportando ritmos y armonías para producir una expresión única e irrepetible. De este disco el tema “Por Qué Adoré”, compuesto por Tite Curet, se ha vuelto objeto de culto por parte de los melómanos.

Paradójicamente ese mismo año, Dimond emprende un proyecto personal de Rock y R&B llamado “The Alexander Review” donde toca los teclados y canta. En este proyecto participaron músicos de la talla de Eddie “Guagua” Rivera, Ray Maldonado, Tom Malone y Barry Rogers, solo por nombrar algunos. Este disco no fue bien recibido. Dicen que esta crítica negativa lo afectó mucho y contribuyó definitivamente a su distanciamiento de los estudios de grabación.

En 1976 reaparece brevemente en los estudios, solo para participar en proyectos de dos de sus amigos. En “Latin Fever” de Andy Harlow, arregla y toca el Piano en “Las Mujeres”. Nuevamente deslumbra con un solo en lo que es el mejor tema del disco. En “Los Salseros de Acero” de Frankie Dante y la Flamboyán, Dimond tiene una lamentable participación tocando Sintetizadores, muy distante de lo que habían sido sus trabajos anteriores.

A partir de ese año, Markolino se desvanece del ambiente musical. Nueve largos años se mantiene desaparecido, alejado de los estudios y de la Música. Ni sus colegas, ni sus amigos más cercanos conocían de su paradero.

Es en 1985(*) cuando se presenta sin aviso y con muy mal aspecto en la casa de Andy Harlow en Miami, quien se había mudado a esa ciudad en 1977. Andy estaba trabajando en un proyecto llamado “Miami Sessions” junto a su hermano Larry. Markolino le cuenta que estaba quebrado, viviendo con una mujer en un Motel y que necesitaba dinero. Andy Harlow le da los papeles, le presta un pequeño Piano Eléctrico y le pide que le haga los arreglos del disco. Dimond regresa con los arreglos, toca todos los temas en la grabación a excepción de “Philadelphia Mambo” grabado por Larry Harlow, cobra el dinero y se marcha para siempre. Tres temas de ese disco registran los solos de despedida de la carrera de Markolino: “Decide tu”, “Nadie da Nada” y “Mortifica”. La luz de su talento brilla, pero el alma ya no está allí. En algunas frases se oyen citas a solos anteriores, como si sintiera que el final estaba cerca.

Andy Harlow no supo mas de él, hasta que aproximadamente un año después, recibe una llamada de la madre de Dimond, ahora retirada y viviendo en Augusta, Georgia. Markolino había muerto en el área de San Francisco / Oakland, donde finalmente se había reencontrado con su Padre Cubano. Consiguió un trabajo en un Centro Comercial, en una tienda de Pianos como Vendedor. Había logrado componer un poco su vida, pero un día colapsó en la tienda a causa de una Sífilis cerebral no diagnosticada que, seguramente, estaría padeciendo durante años.

Según Andy Harlow, mucha gente trató de ayudar a Markolino en su Vida: Su Madre, sus amigos. Incluso Jerry Massucci. Pero el destino de Dimond ya estaba escrito. Mark Alexander Dimond murió prematuramente a los 36 años, como consecuencia de su adicción a la Heroína. Alejado de la Música y con un talento que siempre impresionó a sus propios colegas, y que tenía muchísimo más que dar. Su Música, vivirá por siempre.

(*) De acuerdo a lo relatado por Andy Harlow, Markolino se presentó en su casa en Miami en 1985 cuando el preparaba el disco Miami Sessions. Puede haber alguna confusión con los años, porque el disco en referencia tiene fecha 1988. Es probable que se haya grabado en 1985 y lanzado al mercado tres años después.

Si ringrazia Salsajazz.com per la disponibilità dimostrata nel concedere la pubblicazione di questo articolo anche sul nostro portale.

Ray Perez

Intervista a Ray Perez (1 parte)

Intervista a

Ray Perez

Ray Perez

Intervista parte 1

I primi passi di Ray Perez

In questo clima così bello di Bologna, mi ricordo di quando iniziai a suonare, da piccolo, con mio padre che era il primo trombettista della banda statale, e con mia madre che era cantante, entrambi scomparsi.

Tutto inizio nel collegio San Juan Bosco perché il mio padrino era Italiano, José Angel Mottola, colui che compose la musica dell’inno dello Stato Anzoátegui (ndr: la regione di Barcelona, sua città natale, sita nell’area orientale del Paese).

Cominciai suonando la tromba, però siccome non c’era nessuno che volesse suonare la tuba (ndr: perché è molto scomoda da spostare!) strumento che per via del suo swing è essenziale nella direzione di una banda, mio padre me la affidò.

Fu così perciò che Ray Pérez iniziò la sua carriera musicale, sebbene in seguito, dopo il collegio, entrai nella scuola statale, e per un po’ non studiai la musica.

Dopo alcuni anni ripresi a studiare iscrivendomi al conservatorio di Maracaibo con il maestro Elias Nuñez Peseira e il professor Paz, un pianista che suonò con Luis Alfonso Laraya.

In precedenza, suonai nel trio Los Singers, in cui cantava Luciano Tagliolini, un Italiano giunto in Venezuela all’età di 5 anni, e suonavamo allo Show de Renny alternandoci con Mina, Luciano Sangiorgi, che mi ricordo fu nell’hotel Tamanaco nell’anno in cui la Miss Venezuela fu Susanna Agoin.

Tutto questo succedeva negli anni ’60; nello stesso hotel Tamanaco dove siete stati anche voi. E ora sospendiamo un attimo perché non vi voglio raccontare tutto subito!

Il ritorno dell’Orquesta Dicupé

Edil Dicupé. Nato a Santurce (Portorico) e cresciuto a Lares fino all’età di otto anni. All’età di nove anni i suoi genitori Froilan Dicupé e Ana Perez Dicupé si trasferiscono a New York City per farlo studiare. A dodici, diventa membro del centro P.A.L.
Quindi entra a far parte di un gruppo di percussioni chiamato “The Gua-Guancheros“, dove apprende a suonare le congas. Il suo istruttore è Ted Holiday, che in seguito suonerà le congas nel suo primo disco con la Fania.

Suo fratello Freddy ha una grande influenza nel suo modo di suonare la tromba, ogni volta che suona in qualche club lo invita a suonare insieme alla banda, e a suonare la tromba. Più tardi, Edil continua i suoi studi con la tromba al Conservatorio di Musica di Brooklyn. A venti anni si laurea e inizia la sua carriera professionale come trombettista dei Lebron Brothers.

Nel 1970 nasce l’Orquesta Dicupé. Nel frattempo Larry Harlow, produttore, e Jerry Massucci, Amministratore Delegato della Fania Records, ascoltano la banda durante alcuni concerti e li invitano a collaborare con la Fania.
Nel 1973 e 1974, gli album “Orquesta Dicupé” e “Aquí Llegamos” diventano due hit del mercato discografico, grazie ad alcune “leggende” come i cantanti Adalberto Santiago, Ismael Miranda, Ismael Quintana, Roberto Torres Gonzales ed il corista Junior Gonzales.

Entrambi gli album diventano molto popolari e questo gli permette di suonare in alcuni club di prestigio come The Cheetah, Corso, Caborojeno, La Mancha, Casinò 14, e Marion Manor. In quel periodo iniziano a suonare i primi DJ che tolgono rapidamente spazio alle orchestre.
Per questo motivo Edil decide di sciogliere la band per un po’ di tempo. Tuttavia, nel 1990, riusce a produrre il suo primo CD “Que Bonito Es Amar” che non è stato ancora distribuito.

Nel corso degli anni, sono stato dentro e fuori dal mondo della musica. Tuttavia, grazie a Internet ho recentemente ricevuto tanti messaggi d’ incoraggiamento da parte di persone di diverse parti del mondo che mi inviano e-mail lodando la band e la musica. Ho anche ricevuto video di ballerini di salsa che ballano sulla musica dell’Orquesta Dicupe. Questo mi ha ispirato ad introdurre nuovamente la musica dell’ Orquesta Dicupe alle nuove generazioni“.

LA BAND IERI….Edil Dicupé– TrumpetFreddy Dicupé – Trumpet

Luis Esquilin – Piano

Mike Amitin – Bass

Johnny Vasquez – Lead Vocal

Frank Javier Velez – Lead Vocal

Ted Holiday – Conga

Mario Libran – Bongos

Johnny Almendra– TimbalesLA BAND OGGI….Edil Dicupé– TrumpetChristopher Sanchez – Trumpet

Angel Lebron – Trombone

Ray Fuentes – Piano

Marcos Gonzalez – Bass

Anibal Dicupé – Lead Vocal

Desiree Dicupé – Coro

Harry Adorno – Timbales

Willy Romero – Conga

Louis Hernandez– Bongos

Alcuni video recenti di esibizioni dell’Orquesta Dicupé:

Per maggiori informazioni: www.orquestadicupe.com

English

Edil Dicupé. I was born in Santurce, Puerto Rico and raised in Lares until the age of eight. When I was nine, my parents Froilan Dicupé and Ana Perez Dicupé brought me to New York City to go to school and study here. At twelve, I became a member of the P.A.L. center. There I joined a drum group called “The Gua-Guancheros” where I learned to play congas. My instructor was Ted Holiday, who later played the congas on my first record with Fania.

My brother Freddy was a great influence in my trumpet playing, when he played in clubs he always invited me to sit in with the band, and play the trumpet. Later on, I continued my studies at the Brooklyn Conservatory of Music, taking up the trumpet. At twenty, I graduated and began my professional musical career with the Lebron Brothers, as a trumpet player.

In 1970, the Orquesta Dicupé was born. In our travels, Larry Harlow, producer, and Jerry Massucci, CEO, of Fania Records heard the band peforming and discussions began for production with Fania. In 1973 & 1974, the albums “Orquesta Dicupé” and “Aquí Llegamos” hit the market, with such legends on vocals as Adalberto Santiago, Ismael Miranda, Ismael Quintana, Roberto Torres and Junior Gonzales in coro.

Both albums, became very popular, and this created the opportunity for the band to play in classic clubs such as The Cheetah, Corso, Caborojeno, La Mancha, Casino 14, and Marion Manor. In time the DJ era started, so there were not enough work for the bands. This led me to dissolve the band for a while. However, in 1990, I managed to produce my own first CD “Que Bonito Es Amar” which has not yet been released.

Through the years, I’ve been in and out of the music world. Nevertheless, thanks to the internet I’ve recently gotten a lot of encouragement from people of different parts of the world, as they send me e-mails praising the band and the music. I’ve even received videos of salsa dancers performing to the sounds of Orquesta Dicupe. This has inspired me to introduce the sounds of Orquesta Dicupe to the new generation.

La biografia di Orlando Marin

Orlando Marin

Traduzione a cura di Silly

Orlando Marin è davvero l’ultimo re del mambo e la sua è l’unica orchestra che, leader dai tempi d’oro del mambo a New York, ancora oggi si esibisce regolarmente. Contemporaneo di Tito Puente, di Machito, di Tito Rodriguez e di altre grandi icone dell’era new yorchese del mambo, nato nel Bronx, Orlando sviluppò amore per la musica quando ancora era molto giovane. Il mambo stava dirompendo agli inizi degli anni 50 quando Orlando, catturato dai suoi ritmi, sviluppò profondo interesse verso le percussioni latine. All’età di 16 anni, mentre si preparava a una carriera come disegnatore di fumetti presso la prestigiosa High School of Industrial Arts di New York, fondò una piccola band.

Orlando Marin con Tito Puente

Il gruppo si sviluppò velocemente in una orchestra di dieci elementi e, tra le orchestre latine formatesi nel Bronx, fu la prima a realizzare consistenti successi commerciali, apparendo in alcuni locali rinomati come il favoloso Palladium Ballroom di New York. Federico Pagani, il PR del Palladium Ballroom, chiamò il gruppo di Orlando “La Orquesta de la Juventud” (L’Orchestra della Gioventù). Il giovane gruppo comprendeva Eddie Palmieri (allora quattordicenne) al piano e Joe Quijano (allora quindicenne) come vocalist, entrambi destinati a diventare dei grandissimi solisti della musica latina. Orlando era un emergente fenomeno musicale quando incontrò il produttore Richard Martin, per il qualeregistrò “Mi Mambo”, per l’etichetta Plus.

Orquesta Orlando Marin: Bembe para vacilar con l’Orchestra di Ernie Agosto (riconoscibile alla tromba vestito con la giacca e senza cravatta), canta Chivirico Davila

Dopo essersi assicurato un contratto con la Fiesta records, Orlando registrò i suoi primi due LP, “Arriba Cha-Cha-Cha” e “Lets Go Latin”. La patria interruppe la strepitosa ascesa di Orlando, spedendolo nell’esercito a pattugliare la zona demilitarizzata della Corea come parte delle forze di occupazione degli Stati Uniti. Mentre era in Corea, Orlando prese parte alla competizione di talenti delle forze armate, vincendo il primo premio nella sezione del Pacifico. Seguì un tour musicale in Corea e in Giappone, con un salto a Washington DC, per le finali, suggellato da una performance all’interno del “The Ed Sullivan Show”. Sebbene in uniforme e di stanza in California, Orlando affiancò Tito Puente ai timbales all’Hollywood Palladium, e per volontà di Puente, affiancò la star cubana Benny Moré.

Parecchi anni più tardi, Orlando avrebbe fatto ancora un’apparizione insieme a Tito presso l’Hollywood Palladium, questa volta ognuno di loro portando la sua orchestra, e sfidandosi nei timbales. Dopo il servizio militare, Orlando fece ritorno a New York. Continuò ad esibirsi presso il Palladium Ballroom, e in seguito, presso altri famosi locali di New York come il Limbo Lounge, il Bayside Manor, l’Hotel Taft, e il famoso Hunts Point Palace, nel Bronx, per citarne alcuni. Dopo aver registrato due album di grande successo per la Alegre Records, “Se Te Quemò La Casa” e “Que Chévere”, venne invitato a registrare con l’Alegre All-Star, esibendosi in un assolo di timbal sugli accordi del motivo Manteca. Orlando fece ritorno alla Fiesta Records, per la quale registrò “Esta en Algo”, che includeva il successo strepitoso “Aprende a Querer”. Tutti i colleghi di Orlando conclamarono questo disco come il suo migliore di ogni tempo.

Se te quemo la casa

Poco più tardi Orlando pubblicò il primo album di boogaloo mai registrato, “Out of My Mind”, per l’etichetta Brunswick. Orlando continuò a esplorare nuovi terreni musicali, realizzando il suo LP “Saxophobia”. L’album contiene arrangiamenti per cinque sassofoni, ma non contiene trombe, lo strumento a fiato associato, per tradizione, al genere latino. La registrazione fu riconosciuta come un grande successo di Latin Jazz. Contemporaneamente, Orlando continuò in performances dal vivo con la sua orchestra, oltre ad apparire al fianco di grandi come Miguelito Valdez, e del cantante show-man Bobby Capò i quali furono accompagnatì dalla Orlando Marin Orchestra in occasione del tour in cinque quartieri di New York. Nel 1976, Orlando venne invitato a rappresentare l’America ispanica all’ U.S. Bicentennial Celebration a Ellis Island. Nel 1999, il governatore di New York Goerge E. Pataki insignì Orlando del premio “Bobby Capò Lifetime Achievement Award”, come riconoscimento dei quasi 50 anni dedicati da Orlando alla musica latina e ai suoi fans.

La musica di Orlando viene apprezzata non solo dai frequentatori dei locali tradizionali latini di New York, ma anche da persone non amanti della musica latina dei cinque quartieri e oltre, e dagli amanti della salsa e del mambo in tutte le Americhe.
Durante un concerto del tour in Colombia nel 1993, Orlando venne premiato con il “Lifetime Musical Achievement Award” davanti a una moltitudine di 15.000 persone che accorsero al Calis Plaza de Toros per sentire la sua musica. Nel 1997, per conto degli amici e dei musicisti di Orlando, il famoso storiografo di musica latina Max Salazar donò ad Orlando una targa, presso il prestigioso club La Maganette, in riconoscimento delle quasi cinque decadi di contributo ininterrotto a favore della musica latina. Durante tutta la sua carriera Orlando ha mantenuto le sue radici nella città di New York, dove lui ha dimostrato riconoscenza alla comunità in qualità di consigliere per l’impiego in organizzazioni cittadine, che include il National Puerto Rican Forum.

Orquesta Orlando Marin: El Timbalero

La sua vasta esperienza da consigliere ha fatto in modo che tantissimi disoccupati di tutte le età si preparassero per il mondo del lavoro.
Orlando continua a esibirsi con la musica che egli ama e che ha dato tanto divertimento ai suoi fans. Nel Gennaio del 2003, viene invitato da una emittente di Latin Jazz di Washington DC, la WPFW, dalla Cultural Arts Division di Arlington County (Virginia), e dal Latin American Folk Institute per dare concerti dal vivo a Washington. La folla che riempì il Rosslyns Spectrum Theate era così entusiasta da ballare nei corridoi del teatro.

Oggi il gruppo di Orlando Marin costituisce una delle band più attive della East Coast. Si esibisce regolarmente al Ristorante Tito Puente e in numerosi e famosi locali di New York, tra tutti il Club Ilusiones, il Planeta Millennium, il Natives Restaurant e in molti altri. Si esibisce anche in locali all’aperto di tutta la città, come ad esempio, il South Street Seaport, il Roberto Clemente State Park, l’Orland Beach, il Ramon Velez Hunts Point Multi-Service Center, il Riverbank Park, e il Battery Park Concerts. Credendo che la musica possa arrivare a tutti, Orlando ha dedicato una sempre più consistente fetta del suo tempo a portare la sua musica a tutte quelle persone impossibilitate a venire a vederlo, come i pazienti d’ospedale, i carcerati in regime di correzione, i ricoverati in case di cura, in tutta l’area di New York. E proprio loro sono tra i suoi più accaniti fans.

English

The only orchestra leader from New Yorks golden era of mambo who still performs regularly, Orlando Marin is truly The Last Mambo King. A contemporary of Tito Puente, Machito, Tito Rodríguez, and other New York mambo-era icons, Bronx-born Orlando acquired a love of music at a very early age. Mambo was exploding in the early 50s when Orlando, captivated by its rhythms, developed a keen interest in Latin percussion. At age 16, while preparing for a career as a cartoon illustrator at New Yorks prestigious High School of Industrial Arts, he formed a small band.

The band quickly evolved into a ten-piece orchestra, and was the first of the Bronx-born Latin dance ensembles to achieve solid commercial success, appearing in such renowned venues as New Yorks fabled Palladium Ballroom. Palladium Ballroom promoter Federico Pagani dubbed Orlandos group La Orquesta de la Juventud (the Orquestra of Youth). The youthful ensemble included 14-year-old Eddie Palmieri on piano and 15-year-old Joe Quijano on vocals, both of whom were destined to become Latin music greats in their own right. Orlando was an emerging musical sensation when he met record producer Richard Marin, for whom he recorded Mi Mambo, on the Plus label.

Securing a contract with Fiesta records, Orlando recorded his first two LPs, Arriba Cha-Cha-Cha, and Lets Go Latin. Uncle Sam interrupted Orlandos meteoric rise in 1958, sending him off in an Army uniform to patrol Koreas DMZ as part of the U.N. occupation forces. While in Korea, Orlando entered the All-Army Talent Competition, winning First Prize in the Pacific Command. A musical tour of Korea and Japan followed, with a trip to Washington, DC, for the finals, capped by a performance on The Ed Sullivan Show. While still in uniform and stationed in California, Orlando sat in for Tito Puente on timbales at the Hollywood Palladium and, at Puentes behest, accompanied Cuban singer-star Benny Moré.

Several years later, Orlando would appear with Tito again at the Hollywood Palladium, this time each leading his own orchestra, and dueling on timbales. Following military service, Orlando returned to New York. He continued to appear at the Palladium Ballroom, and was featured at many other popular New York dance venues, including the Limbo Lounge, the Bayside Manor, the Hotel Taft, and the Bronxs renowned Hunts Point Palace, among others. After recording two highly successful albums for Alegre Records, Se Te Quemó La Casa, and Que Chévere, he was invited to record with the Alegre All-Stars, performing his famous timbal solo on the tune Manteca. Orlando returned to Fiesta Records, for whom he recorded Está en Algo (Hes Up To Something), which included the smash hit Aprende a Querer. Orlandos peers hailed this recording as his best ever.

Shortly thereafter Orlando cut the first bugaloo album ever recorded, Out of My Mind, for the Brunswick label. Orlando continued to break new musical ground with the release of his LP Saxophobia. The album contains arrangements for five saxophones, but uses no trumpets, the brass instrument traditionally associated with the Latin genre. The recording was hailed as a Latin jazz success. Meanwhile, Orlando continued to appear in live performances with his own orchestra, as well as alongside such greats as Miguelito Valdez, and singer-entertainer Bobby Capó, whom The Orlando Marin Orchestra accompanied on a five-borough New York tour. In 1976, Orlando was invited to represent Hispanic America at the U.S. Bicentennial Celebration on Ellis Island. In 1999, New Yorks governor George E. Pataki presented Orlando with the Bobby Capó Lifetime Achievement Award in recognition of nearly a half century of Orlandos dedication to Latin music and to his fans.

Orlandos music is appreciated not only by the denizens of New Yorks traditional Latin dance venues, but also by non-Latin fans throughout the five boroughs and beyond, and by mambo and salsa lovers everywhere in the Americas. During a concert tour to Colombia in 1993, Orlando was honored with a lifetime musical achievement award before a throng of 15,000 that had come to Calis Plaza de Toros to hear his music. In 1997, on behalf of Orlandos friends and fellow musicians, renowned Latin music historiographer Max Salazar presented Orlando a plaque at New Yorks prestigious club La Maganette in recognition of nearly five decades of uninterrupted contribution to Latin music. Throughout his performing career Orlando has maintained his roots in New York City, where he has given back to the community as an employment counselor for community-based organizations, including the National Puerto Rican Forum.

His extensive employment counseling experience has helped countless job seekers of all ages prepare for the world of work. Orlando continues to perform the music that he loves and which has given his fans so much enjoyment. In January 2003, he was invited by Washington, DCs, Latin Jazz station, WPFW; by the Arlington County (Virginia) Cultural Arts Division; and by the Latin American Folk Institute to do a live concert in Washington. The enthusiastic crowd that filled Rosslyns Spectrum Theater for the performance was dancing in the aisles. Today the Orlando Marin ensemble remains one of the most active Latin bands on the East Coast. It appears regularly at the Tito Puente Restaurant, at many popular New York dance venues, including Club Ilusiones; Planeta Millennium; Natives Restaurant; and many others. It appears also at open-air venues throughout the city, such as the South Street Seaport; Roberto Clemente State Park; Orchard Beach; the Ramon Velez Hunts Point Multi-Service Center; Riverbank Park; and the Battery Park Concerts. Believing that music belongs to everyone, Orlando has been spending an increasing proportion of his time bringing his music to those unable to come see him: hospital patients, inmates of correctional facilities, and nursing home residents throughout the New York area. They are among his most avid fans.

Tratto da: http://www.myspace.com/orlandomarinorchestra

Los Dementes al Roma Salsa Festival 2008

Le recensioni de LaSalsaVive

Roma Salsa Festival 2008 con Ray Perez e i Los Dementes

A cura della Redazione LaSalsaVive

8 Novembre 2008

GRAZIE ROMA!

…ROMA = AMOR…

Roma Salsa Festival, sabato 8 Novembre 2008: grande successo per Ray Perez con i Los Dementes e per il primo evento Lasalsavive a Roma!

Finalmente dopo tanti anni in cui abbiamo cercato di realizzare il sogno di incontrarci con gli amici romani per fare il primo evento LaSalsaVive, la direzione del Roma Salsa Festival in collaborazione con Salsajazz di Marcello Pedone, ci hanno dato l’opportunità di realizzare il primo evento LaSalsaVive a Roma, durante il Roma Salsa Festival che si terrà al Palacavicchi dal 6 al 9 Novembre.

Ecco le foto dell’evento!

E i video!

Anche Tito Puente avrà un busto nella Plaza de Los Salseros di San Juan a Portorico

San Juan, Portorico – A distanza da otto anni dalla sua scomparsa, la città di San Juan rende omaggio a Tito Puente con la creazione di un busto nella Piazza de Los Salseros, dove erano già stati realizzati i busti di altri grandi musicisti come Héctor Lavoe, Ismael Rivera, Rafael Cortijo, Pellín Rodríguez e Tommy Olivencia.

La scultura, realizzata da Alwin Rivera, meglio conosciuto come “Ríomonte”, è stata inaugurata ieri, 31 Maggio 2008, al cospetto del sindaco del Municipio Jorge Santini, delle autorità e di molti artisti che al termine della commemorazione hanno dato vita ad un concerto.
Fra le orchestre che si sono esibite c’erano l’orchestra Sabor di Puerto Rico di Sammy García; la Big Band di Humberto Ramírez; La Sonora Ponceña e Andy Montañez.

Ernesto Antonio Puente, vero nome dell’artista, è considerato uno dei più grandi musicisti della storia per le sue incursioni nel jazz, mambo, chachachá, pachanga, guaguancó e la salsa.

Nato da genitori portoricani il 23 aprile del 1923 ad Harlem (New York), trascorse i suoi primi due anni di vita a Portorico ma il resto della sua infanzia lo passò nel quartiere dello Spanish Harlem nel Barrio di New York, che era abitato prevalentemente da portoricani.

A 15 anni ha la sua prima opportunità per entrare nel mondo della musica grazie al gruppo Estrellas del Futuro e un anno più tardi entra a far parte come strumentista della Unión Local de Músicos di New Jersey.

Segue l’esperienza nell’orchestra di José Curbelo, quindi nel gruppo di Stork Club, e subito dopo con il pianista cubano Anselmo Sacassas, a Chicago.

A 18 anni, Tito Puente registra la sua prima produzione insieme all’orchestra Suave Swing, con canzoni come “Los hijos de Buda”, “Yumba”, “La conga” e “Cachita”.

Dopo il lancio del disco viene reclutato nella Marina degli Stati Uniti dove entra a far parte della banda militare come saxofonista e percussionista.

Nel 1946 registra insieme ad altri musicisti “Los reyes del mambo” e un anno dopo debutta come direttore musicale dell’orchestra di Pupi Campo, oltre a suonare come percussionista in una banda brasiliana che dirigeva Fernando Álvarez.

Nel 1949 forma la sua prima orchestra nella quale diventerà rapidamente una stella di grandezza mondiale e si guadagna la fama di “Rey del mambo” e “Rey del Timbal”.

Il suo primo successo lo ottiene con la canzone “Abaniquito” che registra nel 1949. Negli anni sessanta ottiene grandi successi come la mitica “Oye como va”, che registra nel 1963 e che viene resa ancor più famosa negli anni settanta dal chitarrista messicano Carlos Santana.


Oye como va vers.Tito Puente


Oye como va vers.Carlos Santana

Sempre negli anni sessanta iniziano le collaborazioni con altre due stelle della musica latina come Celia Cruz e La Lupe.

Nella sua lunga carriera Tito Puente registrerà più di 100 dischi, viaggiando per tutto il mondo, dal Giappone a Portorico e ricevendo tantissimi premi fra i quali ricordiamo la chiave d’oro della città di New York e ben cinque premi Grammy.

Un mese prima della sua morte, avvenuta il primo giugno del 2000, realizza uno dei suoi più grandi sogni, ovvero quello di suonare insieme all’orchestra Sinfónica di Portorico nel Centro di Bellas Artes di San Juan.

Fonte Ag.Efe

Cuban Pete mostra una foto insieme a Millie Donay

16 Luglio 2007: lutto, muore la ballerina Millie Donay

Il mondo si addolora per la perdita di una delle leggende latine femminili pioniere del ballo in America, Millie Donay (Carmela Dante DeFrancesco), che è deceduta per un tumore al colon, lunedì 16 luglio 2007, nel New Jersey.
Millie conobbe Cuban Pete al Palladium Ballroom verso il 1950 e ci fu un’immediata chimica, al punto che lei gli chiese subito di ballare. Inizialmente fenomenale ballerina di Lindy Hop, lui le parlò del mambo e della clave, ai quali lei aggiunse i movimenti “jazzy” del Lindy ed il resto è storia latina del ballo.

Cuban Pete mostra una foto insieme a Millie Donay
Cuban Pete mostra una foto insieme a Millie Donay

Ballando ai suoni ardenti di tutte le principali band latine, Cuban Pete e Millie elettrizzarono il mondo con i loro personali e innovativi movimenti ritmici, spettacoli originali, riuscendo a catapultare il Mambo verso il successo internazionale. Ogni mercoledì notte, tantissime persone affollavano il Palladium Ballroom fra la cinquantaquattresima e Broadway, per guardare il loro Mambo scintillante, il doble Mambo, la Rumba e la sexy Guajira, ballata su “Love for sale”. Millie è famosa per la sua creazione di giri del corpo, in particolare dove finiva il giro mostrando il fondoschiena al pubblico.
Nessuno dopo di lei è stato in grado di perfezionare quel particolare movimento che faceva impazzire il pubblico!

Questo duo dinamico ha segnato il ballo latino! Si sono esibiti al Carnegie Hall, all’Apollo Theater, al Waldorf Astoria, al Copacabana, all’Astor Hotel, al Latin Quarter di Boston con Xavier Cugat e al Madison Square Garden per il presidente israeliano Ben Gurion. Sono comparsi nella pellicola, “Mambo Madness”, sono apparsi su LIFE magazine e nelle trasmissioni: Nat King Cole Telethon, Art Raymond Poncho Show, Jose Curbelo Show, e hanno fatto una tourneè per l’Arthur Murray Dance Studios insegnando il loro stile latino.
Hanno ballato in nightclubs da costa a costa ed in Canada, riscuotendo un successo stellare.
Hanno ballato nel Catskill Mountains, presso tutti i principali hotel e mostre, ed ogni giovedì notte al Cory’s, ricevendo applausi e standing ovations.

Cuban Pete e Millie si sono separati nel 1956, mantenendo un’amicizia duratura. Hanno avuto una figlia, Denise, che ha preso il nome dalla loro comune amica, l’attrice Denise Darcel. Dopo una breve carriera da solista, durante la quale ha ballato per Perez Prado a Las Vegas, dal 1957 al 1960, ha fatto coppia con Marilyn Winters, creando il primo ed unico duo femminile di ballo latino nello stile “side-by-side” (una sorta di Mambo Legends al femminile).

Millie ritornò a ballare solo dopo aver incontrato e sposato Michael Dante DeFrancesco dal quale ebbe tre figli. Nel 1992 lei apparve e fece la coreografia insieme a Cuban Pete nel film “Mambo Kings”, e fece un evento speciale al Nevele hotel.

Successivamente partecipò anche a programmi, documentari ed eventi latini nel Nord Est degli Stati Uniti.
La sua memoria continua con sua figlia Denise Gerard, e con i figli Joseph, Michael e Anthony DeFrancesco, e con i parenti Tammy e Kelly, Gina Gerard, Jordan, Nicole, Carmelina DeFrancesco, Michael e Raymond DeFrancesco.
I funerali si sono tenuti sabato 21 Luglio 2007.
Prossimamente ci sarà un memoriale in suo onore nella città di New York.
Millie Donay non è stata solo la più influente ballerina di Mambo New Yorkese ma è stata una vera è propria antesignana delle odierne ballerine di salsa.
Che riposi in pace.

English

MILLIE DONAY

(Carmela Dante DeFrancesco)
February 23, 1934 – July 16, 2007

The world mourns the loss of one of America’s pioneer female Latin dance legends, Millie Donay (Carmela Dante DeFrancesco), who succumbed to colon cancer Monday, July 16, 2007, in New Jersey.

Millie met Cuban Pete at the Palladium Ballroom around 1950, and there was instant chemistry, so much so that she asked him to dance. Initially a phenomenal Lindy Hopper, he taught her the Mambo and the clave, to which she added jazzy Lindy moves, and the rest is Latin dance history.

Dancing to the fiery sounds of all the major Latin bands, Cuban Pete and Millie electrified the world with their daring, innovative rhythmic moves and custom, original routines, catapulting the Mambo to an international craze. Every Wednesday night, hordes of people flocked to the Palladium Ballroom on 54th and Broadway, to watch their scintillating Mambo, double Mambo, Rumba, and the sexy, steamy Guajira, danced to Love for Sale. Millie is most famous for her creation of body rolls, especially one where she turned her back to the audience as she tapped her derriere. No one has since been able to perfect that particular move…it brought the house down! This dynamic duo put Latin dance on the map!

They performed at Carnegie Hall, The Apollo Theater, Waldorf Astoria, Copacabana, Astor Hotel, the Latin Quarter in Boston with Xavier Cugat, and Madison Square Garden for Israeli President Ben Gurion. They appeared in the film, “Mambo Madness,” were featured in LIFE magazine, appeared on the Nat King Cole Telethon, Art Raymond Poncho Show, the Jose Curbelo Show, and toured for Arthur Murray Dance Studios training their Latin department. They danced in nightclubs from coast-to-coast, and in Canada, achieving international stardom. They danced in the Catskill Mountains, at all of the major hotels, in jamborees and exhibitions, and every Thursday night at Cory’s, receiving thunderous applause and standing ovations.

Cuban Pete and Millie parted ways in 1956, but remained friends through the years. They have one daughter, Denise, named after their good friend, actress Denise Darcel.

After a short solo career, during which time she fronted Perez Prado in Las Vegas. From 1957–1960, she paired with Marilyn Winters, creating the first and only two-woman, side-by-side Latin dance team.

Millie returned to dancing solo before meeting and marrying Michael Dante DeFrancesco, with whom she had three sons. In 1992, she appeared and co-choreographed with Cuban Pete in the film, “Mambo Kings,” and a special event at the Nevele Hotel. She participated in Latin dance panels, quorums, television documentaries, and hosted Latin dance events in the Northeast region.

She is survived by her daughter, Denise Gerard, sons Joseph, Michael, and Anthony DeFrancesco, daughters-in-law Tammy and Kelly, granddaughters Gina Gerard, Jordan, Nicole and Carmelina DeFrancesco, and grandsons Michael and Raymond DeFrancesco.

A private service will be held Saturday, July 21, 2007. There will be a Memorial held in her honor in New York City in the near future, details to follow.

Concerto di Ray Mantilla al Bravo Caffè (BO) 8-9-10 Maggio 2007

di Tommy Salsero


Ecco una breve sintesi dei due concerti visti Martedì e Giovedì al Bravo Caffè di Bologna tenuti dal grande percussionista Ray Mantilla con la sua formazione “Space Station” formata dal batterista di New York Bill Elder, dal pianista colombiano Edy Martinez e dal bassista venezuelano Cucho Martinez.

Ospite e special guest delle serate il sassofonista bolognese Piero Odorici.

video di Piero Odorici

I musicisti:

Ray Mantilla:

Nato nel 1934 nel Sud del Bronx a New York, grande percussionista da sempre al lato dei più grandi jazzisti come Max Roach, Herbie Mann, Art Blakey and the Jazz Messengers , Dizzy Gillespie, Charles Mingus, Gato Barbieri, Sonny Stitt, Bobby Watson, Cedar Walton, Freddie Hubbard e tanti altri, ha registrato come side man in più di 200 dischi.
Ha suonato con Tito Puente e Ray Barretto nel mondo della salsa,anche se la sua vocazione principale è sempre stato il Jazz.

Edy Martinez:

Edy è la mente del gruppo di Mantilla, compositore e straordinario arrangiatore sin dagli anni 60, è uno dei pilastri dell’arrangiamento della Salsa a New York.
Pianista e arrangiatore colombiano è l’uomo chiave dei dischi “Sabor” e “En San Juan” di Angel Canales; è tra l’altro l’arrangiatore di Indestructible di Ray Barretto e di molti altri album del grande percussionista.
Musicisti come Mongo Santamaria, Gato Barbieri, David Sanborn, Herb Alpert hanno beneficiato dei suoi arrangiamenti.
Innumerevoli le collaborazioni nel campo della Salsa e del Latin Jazz,oltre 150 registrazioni e diversi premi Grammy nel suo passato musicale.

Edy Martinez mentre suona il piano a casa di Max e Tommy.

Cucho Martinez:

Questo bassista ha suonato nei principali gruppi di Salsa in Venezuela negli anni 60 e 70 tra cui quello di Ray Perez, di Federico y su Combo, il Grupo Mango e vari sexteti; ha suonato anche con il grande Ismael Rivera ed altre stelle portoricane, fino all’entrata nel mondo del Latin Jazz con Mongo Santamaria, Gato Barbieri e tantissimi altri.

Bill Elder:

Fedele batterista di Ray Mantilla da oltre 10 anni è un jazzista che ha collaborato con personaggi di prestigio come George Benson, Stanley Turrintine, Tom Browne, Sonny Stitt, Arturo Sandoval, George Cables, Bobby Watson, Jack Walrath, Willie Williams, Tim Reis, Steve Nelson,ecc.
In qualità di insegnante ha scritto metodi per batteria e tiene lezioni con Ray sui ritmi latini a New York, in particolar modo per i batteristi.

Piero Odorici:

foto cortesia del sito ufficiale di Piero Odorici

Conosciuto talento bolognese del sax è uno dei musicisti di punta del Jazz italiano.
Ha suonato con alcuni dei più grandi jazzisti internazionali come Ben Riley, George Cables, Jimmy Cobb, Cedar Walton, Billy Higgins, Sal Nistico, Steve Grossman, Slide Hampton, Eddy Henderson, Red Rodney, Lee Konitz, Joe Lovano, Steve Lacy.
Era l’ospite della serata,vista l’amicizia e la collaborazione di lunga data con Ray.

L’atmosfera:

Ho sempre amato i locali piccoli,in particolar modo le cantine del jazz della mia città, Bologna.
Il Bravo Caffè non sfugge a questa regola anche se, ad onor del vero,la presenza nella serata di giovedì di un gruppo numeroso di persone che eran lì solo per moda, ha rovinato l’interplay dei musicisti, continuamente costretti a riprendere al microfono questo gruppo di maleducati che schiamazzavano ad alta voce.
La serata del Martedì, nonostante la stanchezza fisica del gruppo, arrivato da poche ore e con il jet lag ancora addosso è stata sicuramente migliore, grazie ad un pubblico più competente.

L’interplay:

E’ fondamentale in tutti i concerti dove l’improvvisazione è parte integrante della musica come nel Jazz, nel Blues o nella Salsa.
La formazione (la sezione fiati era rimasta a New York) che era ridotta a poco più della sezione ritmica, ultracollaudata da anni di dischi e concerti, ha creato da subito il giusto feeling, regalandoci perle di assoluta bellezza, come i continui intrecci ritmici tra batteria e percussioni, che si scambiavano le parti di bongo bell, mambo bell, cascara,ecc. in continuazione; l’intreccio è letteralmente esploso a metà concerto in una indiavolata Conga de Comparsa dove Bill Elder si è lanciato in un’ubriacante poliritmia formata da hit hat, cassa, campana e piatti!!!

Su questa FERREA linea Ray Mantilla improvvisava ai timbales prima e al quinto dopo.
Spesso imbracciava i bongòs e li suonava alternado i colpi con le congas strappando applausi a scena aperta tra il pubblico.
Un pubblico che non aspettava altro che essere coinvolto, cosa che a Ray riesce sempre molto bene e che avevo sempre visto nei suoi concerti.
Con Mantilla il pubblico è infatti parte integrante dello show.

I Concerti:

In entrambi i concerti il gruppo ha alternato due set, il primo di Latin Jazz ed il secondo di standards e brani strettamente jazzistici con alcuni bis finali del grande Tito Puente e Chano Pozo.
Quello dei due set è una cosa che ho visto fare anche a Ray Barretto nel suo concerto al Blue Note.
Questo tour è prevalentemente incentrato sugli ultimi due dischi ed infatti a Vicenza (ultima data prima del rientro a NY) il titolo era Tribute to Tito Puente & Cal Tjader.

In entrambi i set però non è mancata quella verve ritmica che contraddistingue tutti i musicisti latini anche in brani che di latino hanno poco.
Soprattutto la perfetta conoscenza ed intesa musicale di Cucho e Edy è letteralmente esplosa nella prima parte del concerto con feroci “Guajeos” di piano, che vedevano lo stile classico della mano destra, aperta a ottava, e l’armonizzazione con la mano sinistra, tecnica sopraffina utilizzata anche per rendere più bilanciato il sound visto che in origine i brani erano suonati anche dai fiati.
Si inizia con “Apple Turnover” dove lo stacco a metà brano permette un bell’assolo di Mantilla, proseguendo con uno degli standard assoluti della musica latina, quella “Maria Cervantes” del gigante portoricano Noro Morales!

Qui i nostri piedi hanno cominciato a battere il tempo con tanto di grida ad incitare i musicisti nei vari assoli; inutile dire che la versione non ha minimamente risentito dell’assenza del vibrafono, visto che il grande pianista ha fatto i fuochi artificiali con una tecnica ad ottave parallele utilizzata per mimare la tecnica dei vibrafonisti….
Spettacolare!

Si continua con la bella “Flying Home” tratta dall’ultimo disco e con “Mother’s day” dove si mette in luce il Sax di Odorici.
Con “Mantilla Jam Too” ci trascinano al Palladium a ritmo di Cha Cha Cha, trasformatosi poi in un’esplosione di percussioni nella seconda parte, in cui Bill Elder ha dimostrato di avere un cuore eccezionale oltre alla mera tecnica, lanciandosi in un assolo strepitoso e vi assicuro che vederlo suonare ad un metro di distanza…è stato impressionante!(potevo toccarlo allungando il braccio).

Altro assolo strepitoso in “TBA” che dal vivo a metà si trasforma in Conga de Comparsa; questo è stato sicuramente uno dei momenti più belli dei due concerti, come ho riferito sopra. L’intreccio poliritmico tra Bill e Ray è stato stupefacente, in pratica un assolo percussionista con 4 braccia!
Altro momento toccante il brano, proposto entrambe le sere, del gigante del jazz cubano Emiliano Salvador, che tutti gli amanti del jazz rimpiangono per la sua prematura scomparsa. Questa era la prima volta che sentivo dal vivo e da un gruppo di New York questo meraviglioso brano di Salvador dedicato alla sua città natale, Puerto Padre. Tutto il pubblico a cantare nel montuno …a Puerto Padre me voy! Da antologia.
Arrivano anche i bolero che rallentano un po’ il ritmo con “Soñando con Puerto Rico” e “Ya No Me Quieres” dedicata a Tito Puente.
“Eight Ball” ci riporta ai Caraibi con una sofisticata melodia in stile Duke Ellington; seguono alcuni standard e si riparte con il finale incandescente grazie ad un paio di brani di Tito Puente e all’immortale “Manteca” di Chano Pozo e Dizzie Gillespie che vede tutti gli artistri lanciarsi in lunghi assoli.
Pensare che Ray ha qualcosa come 73 anni lascia increduli, sopratutto dopo l’assolo su Manteca!!
Se vi capita non vi perdete questo grande musicista che, senza essere un virtuoso, sa toccare le corde del cuore con un gruppo di musicisti che hanno segnato la storia della Salsa e del Latin Jazz.

E’ morto Tommy Olivencia

San Juan – Portorico. – 22 Settembre 2006 Il prolifico musicista Tommy Olivencia è morto ieri (venerdì 22 Settembre) per un calo di zuccheri, mentre era atteso al Centro “Más Salud “Doctor Arnaldo García” del residencial “Luis Lloréns Torres”.

Il decesso del trombettista di 68 anni è avvenuto all’incirca alle 19:30 mentre il personale medico della clinica cercava di assisterlo con un respiratore artificiale.

Tommy Olivencia
Tommy Olivencia

Secondo il medico di turno della sala d’emergenza, Luz Peña, il musicista è arrivato in clinica “senza segni vitali”.

Senza entrare nei dettagli, il medico ha detto che Olivencia era incosciente, senza pulsazioni e non respirava.

In questo momento, ha spiegato, si è proceduto con il protocollo clinico stabilito in casi di pazienti in stato critico,ma i tentativi di rianimazione non hanno dato i risultati sperati.

“Certifichiamo la sua morte nei minuti in cui è giunto in clinica” si è limitato a rispondere, mentre la causa ufficiale della sua morte potrebbe essere dovuta “ad una malattia cronica della quale soffriva e della quale non eravamo a conoscenza”.

Tommy Olivencia che soffriva di diabete, era in attesa del trapianto di reni programmato per il prossimo Novembre.

Paquita Olivencia, vedova del trombettista, ha detto fra i singhiozzi a PRIMERA HORA che nella mattina del venerdì il suo sposo era stato visitato insieme a sua figlia Tammy, che doveva donargli il rene, per controllare gli ultimi risultati degli studi prima dell’intervento. Tutto era in ordine per l’operazione che si doveva realizzare negli Stati Uniti.

Al rientro nella sua casa di Isla Verde, il leader dell’orchestra La Primerísima ha mangiato un sandwich, poi dopo essersi riposato alcune ore si è svegliato per preparare la cena per sua moglie, che è ancora in convalescenza dopo essere stata investita da un camioncino circa un mese fa.

Tommy Olivencia si era appena seduto nella sala quando è sopraggiunto il calo di zuccheri, all’incirca verso le 18:00.

Una preoccupata Paquita Olivencia chiamò il figlio “Tomito” ed una loro vicina. Quando misurarono il livello degli zuccheri al salsero, questo era a 18. Rapidamente, ha raccontato la vedova, gli hanno dato qualcosa da mangiare e il livello è salito a 32. Si pensi che un livello sotto i 72 è basso.

Dopo aver chiamato il pronto soccorso (9-1-1) e aver seguito per telefono le indicazioni di una infermiera, avevano deciso di portarlo con la loro macchina all’ospedale. Nello stesso momento era sopraggiunta l’ambulanza che aveva trasportato il musicista alla clinica.

Paquita Olivencia con suo figlio “Tomito”, avevano speravano che potesse farcela ma era ormai troppo tardi.

Sommersa nel pianto, Paquita Olivencia ricordò che questa domenica avrebbero dovuto viaggiare a Filadelfia (U.S.A.), per un importante presentazione con i cantanti originali della Primerísima, Lalo Rodríguez, Héctor Tricoche y Viti Ruiz.

Ancora non si conoscono con esatezza i dettagli sulla sepoltura e sul funerale.

Riposa in pace Maestro Tommy Olivencia…
Notizia tratta da:

Primera hora

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